Il costo è una delle prime informazioni che si cercano quando si pensa di rivolgersi a uno psicologo. È una domanda legittima, non un dettaglio secondario: iniziare un percorso significa anche capire se può trovare posto, concretamente, nel proprio tempo e nel proprio bilancio.
La cifra di una singola seduta, però, non racconta tutto. Per orientarsi servono anche altre informazioni: la durata dell’incontro, la frequenza ipotizzata, il tipo di prestazione, la formazione del professionista e la possibilità di discutere con chiarezza obiettivi e condizioni del lavoro.
In questo articolo provo quindi a rispondere alla domanda sul prezzo senza ridurre la scelta a un confronto tra listini.
Quanto costa un colloquio nel mio studio a Torino
La tariffa professionale per un colloquio psicologico individuale è di 70 euro. In fattura viene aggiunto il contributo integrativo ENPAP del 2%, pari in questo caso a 1,40 euro. L’importo complessivo è quindi di 71,40 euro. L’incontro dura indicativamente 45–50 minuti e può svolgersi in presenza, nello studio di via Cavallermaggiore 10 a Torino, oppure online. La tariffa è la stessa in entrambe le modalità e viene rilasciata fattura sanitaria.
Anche il primo colloquio segue la stessa tariffa: non è una telefonata conoscitiva prolungata né un incontro promozionale, ma un tempo professionale dedicato a comprendere la richiesta, raccogliere gli elementi iniziali e valutare insieme come procedere.
Prenotare il primo appuntamento non obbliga comunque a iniziare un percorso. Il colloquio serve anche a capire se il modo di lavorare proposto è comprensibile, sostenibile e adatto alla situazione portata.
Che cosa si sta valutando, oltre alla tariffa
Le tariffe degli psicologi a Torino possono variare. La differenza può dipendere dal tipo di prestazione, dalla durata, dal lavoro individuale o con più persone, dall’esperienza e dalla formazione del professionista, oltre che dall’organizzazione dello studio.
Il prezzo, quindi, diventa davvero leggibile solo quando è accompagnato da informazioni chiare. Prima di iniziare dovrebbe essere possibile sapere chi è il professionista, quale titolo possiede, se è iscritto all’Albo, quanto dura l’incontro, come vengono concordati frequenza e obiettivi e quali condizioni valgono in caso di spostamento o annullamento.
Sono psicologo, iscritto all’Ordine degli Psicologi del Piemonte con il numero 10657. L’iscrizione di ogni professionista può essere verificata attraverso la ricerca pubblica dell’Ordine.
Questa verifica è semplice ma importante: parole come “consulente”, “coach” o “esperto” non indicano automaticamente l’abilitazione all’esercizio della professione psicologica.
Il primo colloquio: un incontro di lavoro e di orientamento
Nel primo colloquio non è necessario raccontare tutto, ricostruire immediatamente la propria storia o arrivare con una spiegazione già pronta. Si può partire da un episodio preciso, da una difficoltà che si ripete oppure dalla sensazione che qualcosa stia occupando troppo spazio senza riuscire ancora a definirlo bene.
Il compito iniziale non è trovare in fretta un’etichetta, ma costruire una prima comprensione condivisa: che cosa sta accadendo, in quali contesti emerge, quali conseguenze ha nella vita quotidiana e che cosa la persona vorrebbe rendere diverso o più vivibile.
È anche il momento in cui fare domande. Si possono chiarire il metodo di lavoro, la riservatezza, la frequenza ipotizzabile, i costi e qualunque dubbio renda difficile decidere. Una relazione professionale non dovrebbe richiedere un’adesione al buio né promettere risultati identici per chiunque.
Perché nel mio lavoro propongo una cadenza settimanale
Nel mio modo di lavorare la cadenza di riferimento è un colloquio alla settimana, soprattutto nella fase iniziale e centrale del percorso. Non la considero un automatismo da applicare a chiunque, ma una condizione che nella maggior parte dei casi aiuta a costruire continuità: tra un incontro e l’altro c’è tempo per osservare ciò che accade nella vita quotidiana, senza lasciare una distanza tale da dover ogni volta riprendere il filo quasi dall’inizio.
Per questo non considero il colloquio ogni quindici giorni equivalente a quello settimanale durante una fase attiva del lavoro. Una frequenza quindicinale non è “inutile” in assoluto, ma può rendere più difficile mantenere continuità e approfondire ciò che emerge. La utilizzo più spesso come fase di diradamento, quando un percorso si avvicina alla conclusione e ha senso sperimentare una maggiore autonomia tra un incontro e il successivo. Frequenza e variazioni vengono comunque discusse insieme, non imposte in modo rigido.
La ricerca invita a essere precisi e a non trasformare questa posizione clinica in una legge universale. In un ampio studio condotto nella pratica reale, chi incontrava il professionista ogni settimana raggiungeva più rapidamente miglioramenti clinicamente significativi rispetto a chi lo incontrava ogni due settimane; le differenze nella quantità complessiva di cambiamento, però, erano più limitate. Altri studi suggeriscono che la frequenza possa incidere soprattutto sulla velocità del cambiamento, con risultati che dipendono dal problema considerato, dal metodo e dal contesto. È quindi corretto dire che la continuità settimanale ha ragioni cliniche e riscontri nella letteratura, non che ogni percorso quindicinale sia necessariamente inefficace.
Un percorso regolare non è necessariamente un percorso lineare
La frequenza settimanale può alimentare l’aspettativa di osservare un miglioramento riconoscibile dopo ogni incontro. Quando questo non accade può essere frustrante, ma il cambiamento psicologico raramente procede come una linea sempre crescente. La ricerca sui processi di psicoterapia descrive anche andamenti non lineari e discontinui: momenti di maggiore chiarezza possono alternarsi a fasi di stallo, alla riemersione di difficoltà già incontrate o a periodi di temporanea confusione.
Questo non significa che ogni fatica sia automaticamente un segnale positivo né che un percorso debba continuare senza essere interrogato. Se la sensazione è di non muoversi, se gli incontri diventano poco comprensibili o se il costo non è più sostenibile, è importante poterne parlare apertamente. Verificare insieme direzione, obiettivi e andamento del lavoro fa parte del percorso stesso.
Parlare del costo non disturba il lavoro psicologico. Al contrario, chiarire fin dall’inizio ciò che è realisticamente sostenibile evita che un elemento importante rimanga implicito o diventi, nel tempo, una fonte ulteriore di pressione.
Colloqui in studio oppure online
La tariffa professionale è la stessa sia in presenza sia online. Le due modalità non corrispondono a una prestazione “maggiore” o “minore”: la scelta può dipendere dagli spostamenti, dagli orari, dalla continuità necessaria o dalla disponibilità di uno spazio riservato.
Per un colloquio online servono una connessione sufficientemente stabile, un luogo riservato e un tempo realmente dedicato all’incontro. Collegarsi da remoto non significa trasformare il colloquio in un’attività da tenere in sottofondo: non è opportuno svolgerlo mentre si guida, si cammina in un luogo pubblico, ci si sposta o si stanno facendo contemporaneamente altre attività. Oltre agli aspetti di sicurezza, queste condizioni renderebbero più difficile mantenere l’attenzione e proteggere la riservatezza necessaria al lavoro psicologico. Se non è possibile fermarsi in un ambiente sufficientemente tranquillo, è preferibile concordare un altro momento.
Per alcune persone la modalità online è la più accessibile; altre preferiscono separare fisicamente il tempo del colloquio dal resto della giornata e raggiungere lo studio. Quando entrambe sono possibili, la decisione può essere discussa senza trasformarla in una scelta definitiva.
Come leggere la fattura: ENPAP e imposta di bollo
Per ogni colloquio viene rilasciata fattura sanitaria. Al suo interno possono comparire due voci che non sempre risultano immediatamente comprensibili.
Il contributo integrativo ENPAP del 2% è una maggiorazione obbligatoria calcolata sul compenso professionale. ENPAP è l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi: lo psicologo riscuote questa quota indicandola separatamente in fattura e la versa poi all’ente. Non corrisponde a una seconda prestazione e non è un costo aggiunto liberamente dal professionista. Su un compenso di 70 euro il contributo è pari a 1,40 euro, per un totale di 71,40 euro.
L’imposta di bollo, invece, è un tributo statale di 2 euro previsto per le fatture esenti da IVA il cui importo supera 77,47 euro. Non è una percentuale e non si applica alla singola fattura da 71,40 euro descritta sopra. Quando è dovuta e viene addebitata alla persona assistita, deve essere indicata separatamente nel documento fiscale.
Le prestazioni psicologiche di natura sanitaria sono detraibili anche senza prescrizione medica. In base alle regole ordinarie vigenti, la detrazione è pari al 19% della parte delle spese sanitarie complessive sostenute nell’anno che eccede la franchigia di 129,11 euro: non significa quindi recuperare automaticamente il 19% di ogni singola fattura. Per una prestazione resa da un professionista privato è necessario utilizzare un pagamento tracciabile, per esempio carta o bonifico. Le spese comunicate al Sistema Tessera Sanitaria possono comparire nella dichiarazione precompilata, salvo opposizione dell’interessato. L’Agenzia delle Entrate precisa inoltre che l’imposta di bollo può essere compresa nella spesa detraibile quando è stata pagata dalla persona assistita ed è indicata separatamente in fattura.
Poiché la situazione fiscale può variare e le regole possono essere aggiornate, questa indicazione ha carattere generale. Per una verifica puntuale è preferibile consultare le informazioni dell’Agenzia delle Entrate sulle spese sanitarie oppure rivolgersi a un CAF o a un professionista fiscale.
Come scegliere senza cercare un’impossibile garanzia
La trasparenza economica è un criterio importante, ma non è l’unico. Un professionista dovrebbe presentare in modo verificabile la propria qualifica, spiegare che tipo di lavoro propone, comunicare con chiarezza costi e condizioni ed evitare promesse di guarigione o risultati certi.
Il primo incontro permette poi di osservare aspetti che nessuna pagina può anticipare completamente: ci si sente ascoltati? Le domande sono comprensibili? C’è spazio per esprimere perplessità o disaccordo? Il modo in cui viene formulata una possibile direzione di lavoro rispetta la complessità della situazione?
Non esiste il “miglior psicologo” in assoluto. Esistono requisiti professionali che possono essere controllati e una compatibilità di lavoro che può essere valutata nel tempo. Anche decidere di non proseguire, o di cercare un professionista con competenze differenti, può essere l’esito corretto di un primo confronto.
Se il costo privato non è sostenibile
Quando una prestazione privata non è economicamente possibile, può essere utile verificare la presenza di servizi pubblici, consultori, sportelli universitari o progetti territoriali. Destinatari, modalità di accesso e disponibilità cambiano nel tempo; conviene quindi fare riferimento ai canali ufficiali dell’ASL Città di Torino, del Comune o dell’ente responsabile del servizio.
Chiedere quali alternative esistono non rende meno legittima la richiesta di aiuto. La sostenibilità è parte della cura delle condizioni in cui un percorso può svolgersi.
Per chiedere un primo colloquio
Ricevo adulti e giovani adulti in studio a Torino e online. È possibile scegliere direttamente un orario disponibile oppure scrivermi prima, anche soltanto per chiarire un aspetto pratico. Nei messaggi non è necessario anticipare informazioni personali o contenuti delicati: per il primo contatto bastano poche righe.
Per conoscere la mia formazione e il mio modo di lavorare puoi visitare la pagina Chi sono. Se invece una delle difficoltà è non sapere da dove cominciare, puoi leggere Non so cosa dire allo psicologo.
Riferimenti essenziali
- Erekson D.M., Lambert M.J., Eggett D.L. (2015), The relationship between session frequency and psychotherapy outcome in a naturalistic setting, Journal of Consulting and Clinical Psychology. Scheda PubMed.
- Hayes A.M. et al. (2007), Change is not always linear: the study of nonlinear and discontinuous patterns of change in psychotherapy, Clinical Psychology Review. Scheda PubMed.
- ENPAP, Stai per iscriverti all’ENPAP e hai bisogno di chiarimenti? e Regolamento per l’attuazione delle attività di previdenza: contributo integrativo obbligatorio del 2%, riscosso dal professionista ed evidenziato nel documento fiscale. Informazioni ENPAP.
- Agenzia delle Entrate, Le agevolazioni fiscali sulle spese sanitarie e L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche: bollo di 2 euro per fatture esenti da IVA superiori a 77,47 euro. Guida alle spese sanitarie e guida al bollo.
Autore Giovanni Narducci, psicologo a Torino e online, iscritto all’Ordine degli Psicologi del Piemonte n. 10657. Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce un colloquio o una valutazione professionale individuale.